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martedí 24 novembre 2009

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sezione testi vari ›› Campari Tour

Raccontino: La serata prese una piega che mi piegò.

Martedì 20 ore 19.30:

decido di chiamare Pino.
"Pino che ne dici di fare un Campari Tour prima di passare da Piergiorgio a vedere il film?"
e lui "si, ci vediamo alle otto sotto il tuo uffcio".

Mercoledì 21 ore 8.30:

apro gli occhi.
sono steso.
ho i calzini, quelli lunghi, tirati su fino al polpaccio.
ho la serafina.

cè la luce accesa.
ho la bacinella sotto al letto.
mi guardo intorno.
vedo le mie scarpe e su di esse un delicato mosaico composto da pezzi di pomodoro, mozzarella finemente martoriata, pezzi di pistacchi incrostati, sostanze giallastre, fango e succhi gastrici di vario genere.
allungo lo sguardo sulla scia di panni che ho lasciato per la mia camera nel tentativo di spogliarmi.
i pantaloni che indossavo sono anch'essi chiazzati e incrostati per opera del medesimo artista dei "mosaici".
Mi alzo.
gli elastici dei calzini mi hanno martoriato i polpacci, penso che mi avrebbe fatto meno male una machiatura a fuoco, di quelle che fanno alle vacche o sulle forme di parmigiano.
Mi gratto nervosamente, mi faccio una bella striscia di graffi.
il risultato: una gamba zebrata e sgualcita.
l'altra solo sgualcita.
L'opera è compiuta.
Avanzo verso il bagno.
Entrano prima le borse che ho sotto gli occhi, poi le palle degli occhi, poi io.
Mi guardo allo specchio.
Penso " Pino che ne dici di fare un Campari Tour prima di passare da Piergiorgio a vedere il film?"
Che stronza frase.

Martedì 20 ore 20.00

Pino e io ci incontriamo davanti al mio ufficio.
Iniziamo il campari tour.
Avete mai sentito parlare di un tour che finisce alla prima tappa?
Io mai.
Ma ieri sera il tour è stato un tour di una sola tappa.
Penso che se ci fossimo fatti tutti i bar della zona, e nei paraggi ce ne sono sei o sette, non sarebbe mai andata a finire così.
Ieri ho capito una grande cosa.
Avere un barista di fiducia come amico e un Pino come amico tuo e del barista può essere fatale.
Mimmo questo è il nome del Barman.
Mimmo chiude il bar intono alle 21.15 noi siamo entrati alle 20.00.
In un'ora abbiamo ingurgitato: un campari, una birra piccola, altri due campari corretti a vodka, due South Confort, due Jack Daniel's, una Capriosca alla fragola, uno Psico-killer, un Torello e per finire in bellezza una bella Heineken piccola correttissima al Jack Daniel's.
La maggior parte di questi drink e ndrank't li abbiamo bevuti tutto di un fiato, mentre per il Torello cè stato un trattamento speciale. Questo coktail si beve tutto di un fiato e poi il barman deve afferrarti la testa tra le mani e scuoterla come se fosse una maracas.
Il tocco magico di Mimmo, che subito dopo avermi fatto buttare giù la sbobba micidiale stringeva la mia testa tra le sue manone e la scuoteva violentemente, come si fa quando lavi le bottiglie e ci lasci dentro un pò d'acqua per togliere le incrostazioni, è stato il tocco finale e fatale.
A questo punto ho visto mia la ragione salire con una bella valigia sul treno della lucidità. Dal finestrino ella mi ha salutato commossa sparendo velocemente tra i fumi alcolici di una locomotiva sbuffante. Io invece, fermo sulla banchina della stazione incoscienza, già sapevo di dover prendere l'unico treno che mi attendeva, quello del delirio.
Pino sarebbe stato il mio fedele compagno di viaggio.
Siamo usciti dal bar contenti e sicuri di un collasso certo e improvviso, lasciando Mimmo in compagnia di un povero ragazzo che si era trovato al bar per bere un caffè prima di ritirarsi a casa. Lì avrebbe incontrato i parenti scesi da Genova a fargli visita.
Quel poveretto, si è dovuto bere quattro coktail prima di poter rincasare.
Anche lui era finito nel nostro stesso girone dantesco, il girone dei "bevoni"
Anche lui come noi era stato stretto nella morsa di Mimmo, padrone assoluto dei giochi e figura che a tratti, nei momenti di delirio alcolico mi appariva come sorta di freddy krugher alla barman. Al posto delle mani gli erano state impiantate delle bottiglie di jack daniel's, al posto dello stomaco una macchina per fare i cubetti di ghiaccio,invece dei capelli aveva dei coloratissimi ombrellini da coktail, sudava vodka liscia e scorreggiando cacciava selz. Ai miei occhi le sue appenci vitree avrebbero potuto svuotare alcolici di ogni genere a chiunque si fosse trovato nel suo raggio d'azione. Immaginavo scorrere del contreau nelle sue vene, naturamente le pareti delle stesse erano costituite da cannucce da coktail.
Mimmo figura di mefistofelica d'impronta alcolica si era impadronito del nostro battello, tra furiose risate e rutti diabolici ci avrebbe condotto verso le famose cascate gastriche.
A questo punto della serata un'idomita l'euforia si impossessava di noi. Nel breve traggitto che ci divideva da casa di Pj abbiamo incominciato a sparare telefonate a manetta; volevamo comunicare alla torre di controllo dell'avvenuto decollo, ben sapendo dell'imminente schianto.
Arriviamo da Pj, tra le risate, le urla e le varie eslamazioni di stupore basate sul fatto che avevamo retto benissimo quell'intruglio di roba. I ragazzi nella fervida attesa del nostro arrivo, si erano tranquillizzati fumando dosi massicce di hashish. Entriamo finalmente in casa.
Subito mi accorgo che la testa di Pj mi sembra emorme e sfuocata. La casa gira. E non riesco a riconoscere quasi nessuno dei presenti. Qualcuno mi rivolge delle domande ed io farfuglio cose incompresibili all'essere umano. Sento Pino ridere e smaniare; incontrerò Pino solo più tardi, steso accanto a me perterra, su di uno scaffale di libri di un ragazzo che abita in casa con Pj schiantato al suolo sotto il peso inerme di due corpi morti .
Percorro il corridoio, che tortuoso ed impervio mi appariva, mi infilo in camera di Pj e mi siedo. Il film è appena iniziato, ed io stranamente leggo sul monitor "the end".

Quello che è accaduto nei momenti successivi a stento me lo ricordo.
So solo che a distanza di due giorni non posso toccarmi gli occhi perchè fortemente contusi.
All'atto di vomitare infatti è stato così tanto lo sforzo e la pressione del getto che gli emisferi oculari avrebbero voluto schizzare fuori dalle orbite e volare verso nuovi mondi. Mentre rigettavo non sapevo se reggermi da qualche parte oppure pigiare con vigore le mani su gli occhi per non farli balzare fuori dalla mia povera ed ubriaca testa.

Altre notizie della serata:
Pino ha fatto la mia stessa fine, solo che lui ha rigettato nel cesso, io ho invece ho preferito farlo sulle aromatiche piantine di Piergiorgio poste nel suo fiorito - forse ora non più - giardino.
il film proiettato era "l'erba di Grace", non ne abbiamo visto nemmeno una scena, che io ricordi.
Mimmo (che aveva bevuto come noi) alla fine, si è dovuto fare accompagnare da quel ragazzo di cui sopra, il quale mezzo ubriaco ha dovuto chiudere il bar al posto suo consegnare Mimmo alla moglie e alla figlia piccina, e apparare una bella figura di merda con i parenti scesi da Genova per salutarlo.
Costo dell'oprerazione ( al bar), 7 euro e 12 cent.

"Pino che ne dici di fare un Campari Tour prima di passare da Piergiorgio a vedere il film?".

Grazie all' autore (ignoto?!), a Piergiorgio, a Pino a Mimmo, e a Enio, per questa chicca.


 

 

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